Pettorano sul Gizio

Storia e immagini di Pettorano sul Gizio

Storia e immagini di Pettorano sul Gizio.

Pettorano sul Gizio

Pettorano sul Gizio, paese dell'Abruzzo interno e geograficamente appartenente alla Conca Intermontana di Sulmona, sorge nella porzione terminale di una lunga e stretta valle, naturale via di collegamento tra la stessa Conca Peligna (400 m circa) e l'altopiano delle Cinquemiglia (1280 m circa). Il paese è posto su un promontorio di forma allungata, con orientamento NW-SE che ha condizionato nel tempo anche la forma del paese, disteso lungo il tipico asse appenninico. Il paese si affaccia sulla stretta e ripida Valle Frevana, da dove è possibile accedere all'ampia area ricompresa nella Riserva Naturale del Monte Genzana, da cui scaturiscono le acque della sorgente del fiume Gizio che tanta importanza riveste ancora oggi per l'approvvigionamento Idrico di tutti I paesi della Conca Peligna.

Il Territorio di Pettorano è molto vasto ed eterogeneo morfologicamente: si passa dai piatti paesaggi della vasta pianura alluvionale della Valle Peligna agli ambienti tipicamente montani dell'area della Riserva del Monte Genzana (2170 m). Tale eterogeneità, unita ad una storia ricca di eventi e ad un patrimonio architettonico notevole e ben conservato, rendono Pettorano uno dei paesi più interessanti dell'Abruzzo Interno. La posizione di Pettorano sul Gizio rivela una scelta insediativa condizionata da precise necessità di "difesa" che, all'epoca medievale, dovevano essere soddisfatte. Il nucleo antico sorge su un promontorio detto La Guardiola, "difeso" naturalmente dal fiume Gizio e dal torrente Riaccio. Nella parte più elevata venne costruita una torre a "puntone" attorno alla quale, successivamente, si costruì un recinto fortificato utile a proteggere la popolazione da attacchi bellici, ma anche ad intimidire con la mole fisica ed edilizia chi transitava nella valle del Gizio.

Nel corso dell'XI secolo si è verificato l'incastellamento, termine con cui si indica la fortificazione di aggregati urbani esistenti o costruiti ex-novo, con delimitazione di un tem'torio giuridicamente soggetto ad un castello, inteso come concentrazione di uomini ed interessi. Le interpretazioni etimologiche del toponimo Pettorano sono state diverse: secondo alcuni deriverebbe da pettorale, per la forma a petto di corazza assunta dall'insieme urbanistico; secondo altri da pettorata, termine dialettale con cui si indica una ripida salita, per designare in questo caso il dirupo che dalla valle del Gizio sale fino al Piano delle Cinquemiglia; altri lo spiegano come derivato dal sostantivo greco petra,-as (= pietra, roccia) per indicare la natura rocciosa del sito; altri infine da Pictorianus, nome di un pagus o di un fundus legato al gentilizio di età romana Pictorius, attestato epigraficamente nel vicino paese di Introdacqua. Dopo il 1230 si dimostrò l'importanza del Castello come punto di difesa sulla via di comunicazione tra la contea del Molise e la valle di Sulmona

L'intero feudo di Pettorano, fu concesso al milite Amiel d'Angoult. Nel 1310 il feudo fu trasmesso ai Cantelmo, i quali lo tennero fino al 1750. Ad essi seguirono i Montemiletto, che lo tennero sino al 1806, anno dell'abolizione del regime feudale. Il Castello di Pettorano rimase a lungo luogo di rifugio per coloro che si ribellavano al potere imperiale. Per tutto il XV secolo Pettorano ha costituito ancora una terra di rifugio per gli avversari del potere politico. La situazione cominciò a cambiare nel XVI secolo, quando nuovi edifici religiosi e civili contribuirono ad una rinascita edilizia del paese e ne definirono la fisionomia così come ancor oggi è visibile. Il sistema della cinta muraria vide la luce proprio nel corso di questo secolo. Questa espansione edilizia, simbolo di una ripresa economica e di un assestamento della situazione politica locale, continuò anche per tutto il secolo XVII.Nel corso del XVIII secolo si assistette ad un vero e proprio arricchimento della tipologia architettonica, con la costruzione o la ristrutturazione dei più imponenti palazzi nobiliari del paese, dal Palazzo Croce al Palazzo Gravina, dalla Castaldina al Palazzo Vitto-Massei. Nell'Ottocento Pettorano vede la realizzazione di importanti opere per migliorare la viabilità e favorire le comunicazioni con Napoli: il secolo XIX si apre con la costruzione di una nuova strada -la "Napoleonica"- e si chiude con l'apertura della ferrovia Sulmona-Carpinone. Nel centro abitato prende forma l'attuale Piazza Umberto I con la costruzione della Casa Municipale (1828) e la bella fontana monumentale con le statue di Anfitrite e Nettuno (1897), addossata alla parete destra della Chiesa Madre. Dopo l'Unità d'Italia il paese cambia denominazione, Pettorano assume il nome di Pettorano sul Gizio. Dal punto di vista economico e sociale il fiume Gizio con le attività ad esso collegate (mulini, ramiere, ecc.) continua ad avere una notevole importanza.